Provincia di Luccaaree protette della provincia di lucca
aree protette
normativa
eventi
links
pubblicazioni
mappa
contatti
 
 

    

LAGO DI SIBOLLA 


 

 
 
 
 
 
 

IL LAGO DI SIBOLLA ZONA UMIDA DI IMPORTANZA INTERNAZIONALE

Il Lago di Sibolla, dal 21 ottobre 2013, è stata dichiarata zona di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici.  In Provincia di Lucca altri due siti hanno avuto questo riconoscimento: il padule di Bientina e il lago di Massaciuccoli.

vedi tutti i decreti


BREVE PRESENTAZIONE DEL SITO

Malgrado le sue piccole dimensioni ed il fatto di trovarsi al centro di una delle aree maggiormente antropizzate d’Europa, il laghetto ed il padule di Sibolla costituiscono un insieme unico a livello nazionale, e probabilmente europeo, per le sue caratteristiche ecologiche e biogeografiche.Un autentico museo vivente della vegetazione palustre.Questa straordinarietà, riconosciuta già oltre un secolo fa, è stata puntualmente riconfermata da tutti gli studi che si sono succeduti nei decenni (Sandri e Fantozzi 1895, Pampanini 1927, Arancini 1936, Pichi Sermolli 1936, Tomei 1975 – 1985, Tomei, Bertacchi e Guazzi 2.000, Bartolini e Magrini 2001 e numerosi altri).Ciò ha portato a numerose e reiterate forme di tutela legale, a partire dall’istituzione di una riserva di caccia nel 1895, e il Decreto del Ministero della Pubblica Istruzione n.16/2/1928 fino alla Delibera del Consiglio Provinciale di Lucca n.48 del 28/5/1996 che ha provveduto ad istituire la Riserva Naturale Provinciale 'Lago di Sibolla' secondo quanto stabilito dall'art.15 della L.R.49/1995 ed entro i termini del 1° Programma Regionale delle aree protette.Il relativo Regolamento è stato adottato con Deliberazione C.P.22 ottobre 1997 n.100 e definitivamente approvato con deliberazione C.P.22 luglio 1998, n.145, pubblicato sul B.U.R.T.n.39 del 30/9/1998 - Parte Seconda.
Attualmente, l’area protetta comprende il laghetto di Sibolla, il Chiaro Moroni, la circostante area palustre e alcuni prati e frammenti boschivi per un totale di circa 64 ha. A questi si devono aggiungere 220 ha di area contigua in massima parte agricola, salvo piccoli appezzamenti boschivi ed una piccolissima parte palustre, troppo lontana dalla riserva per potervi essere inclusa.
Fa parte del sistema anche un’area di circa 72 ha su cui il Comune di Altopascio ha posto una specifica disciplina per la tutela delle acque afferenti al Sibolla.

confini riserva

 Origine e caratteristiche del biotopo

Presumibilmente il lago di Sibolla ha avuto origine circa 700.000 anni fa dagli stessi movimenti tettonici che portarono alla formazione delle conche di Fucecchio e Bientina, con la conseguente formazione dei due grandi laghi poco profondi che hanno caratterizzato la geografia e la storia della Toscana fino a tempi storici recenti.
La prima citazione storica relativa al Sibolla risale al 1.130 dC, in un atto notarile di vendita di alcune terre fra cui si trovava un “campo Sibolla”.
Attualmente il biotopo e’ caratterizzato dalla presenza di acque stagnanti poco profonde (circa 2,50 metri nei punti più profondi e nei periodi di piena) e debolmente acide.Il clima è quello tipico della Toscana settentrionale, caratterizzato da una tendenza all’accentuazione dei fenomeni estremi.   Si osserva infatti che la piovosità media annua non è sostanzialmente cambiata dalla metà del XX° secolo, mentre sono cambiate in maniera significativa le caratteristiche delle precipitazioni che si fanno mediamente più rare e più violente.   Una situazione questa che tenderà presumibilmente ad aggravarsi nel prossimo decennio, con un impatto sempre più negativo sugli equilibri idraulici del lago.Particolarmente importante è quindi capire l’idrogeologia del lago e del suo bacino.Dallo studio dei sedimenti, è apparso che il Sibolla è sempre stato un lago poco profondo, ma che solo per brevi periodi ha assunto caratteristiche decisamente palustri, con accumulo di strati torbosi.   Peculiare è anche la diversa permeabilità dei sedimenti sulle due sponde del lago, pur così vicine.   Dal lato sudoccidentale, infatti i sedimenti sono molto più fini e compatti che sulla sponda opposta.   Una caratteristica questa che ha certamente contribuito a proteggere il lago dagli effetti negativi connessi con la vicinanza degli stabilimenti industriali.

idrografia storica

Comunque sia, in tutto il bacino imbrifero del lago si succedono dall’alto verso il basso quattro livelli: quello più superficiale, mediamente permeabile, seguito da un secondo strato impermeabile sotto cui si trovano una serie di livelli con molte sabbie e ghiaie più o meno limose, sede di un acquifero importante che, a sua volta, appoggia su di un potente strato di argille compattate, assolutamente impermeabile.
Le modalità di alimentazione idrica del lago non è sono state ad oggi del tutto chiarite, ma gli studi sono concordi nell’indicare come fonte principale l’acqua piovana che ruscella in superficie e che imbibisce lo strato più superficiale dei sedimenti costituenti i versanti circostanti il lago: uno spessore variabile da 1 a circa 10 metri a seconda dei punti e costituito da sabbie limose e limi argillosi relativamente permeabili, soprattutto sul versante nord-orientale.Il bacino imbrifero ad oggi si è ridotto a soli 100 ettari circa; mentre a nord e ad est si possono individuare dei limiti precisi rappresentati da uno spartiacque collinare e dal Fosso del Molino, a sud lo spartiacque è alquanto sfumato a causa della conformazione ondulata del terreno, della disordinata rete di drenaggio artificiale e delle scarse conoscenze circa la stratigrafia dei terreni
Ad ovest è presente l’emissario “Fosso Sibolla”.Ad est del lago, tra l’autostrada e la ferrovia, esiste infatti un altro bacino imbrifero di circa 70 ha che, per via sotterranea, probabilmente alimenta l’immissario del lago, mentre in superficie alimenta un canale anonimo che oggi è immissario del Fosso del Molino, ma che fino agli anni ’60 alimentava il lago, sottopassando tale canale.
Il Fosso del Molino, che oggi svolge solo funzione di canale di cinta, un tempo fungeva anche da immissario del lago.Questa gora era infatti alimentata da una derivazione dalla Pescia di Collodi (allora assai più ricca d’acqua di oggi), mentre una calla permetteva di derivarne acqua per il lago Sibolla.All’inizio del canale emissario si trovava un’altra chiusa che permetteva di regolare il deflusso.L’uso di queste due chiuse permetteva quindi di regolare con precisione il livello d’acqua del lago, ottimizzandolo per gli scopi principali che erano la caccia e la raccolta delle erbe palustri.
Con il progressivo abbandono di queste attività ed il crescere del degrado ambientale della zona, entrambe le chiuse caddero in disuso.    Quella di alimentazione fu completamente eliminata già prima dell'anno 1940, anche per proteggere il lago dall’elevatissimo carico inquinante allora presente nella Pescia di Collodi.    La chiusa di uscita andò invece distrutta negli anni ’70 per incuria ed è stata ripristinata solo nella primavera del 2003.
E’ stato anche ipotizzato anche che altre acque provenienti dall’acquifero più profondo potessero pollare dal fondo del lago a causa dell’assottigliamento dello strato impermeabile più superficiale.Tale fonte di alimentazione, forse attiva un tempo, attualmente pare invece non verificarsi, anche a causa della forte depressione, provocata nell’acquifero profondo, dall’eccessivo emungimento sia a fini industriali che civili.
Altra fonte di approvvigionamento idrico, probabilmente importante nel passato, è la faglia di Montecatini che, per le sue caratteristiche termali, potrebbe aver giocato un ruolo cruciale nel mantenimento di un microclima relativamente caldo durante i periodi glaciali, consentendo la sopravvivenza in Sibolla di molte specie sub-tropicali di origine terziaria.   Attualmente anche questa fonte risulta però assente.
Riassumendo, oggi il lago ha un immissario che drena i terreni ex palustri situati fra l’autostrada ed il Fosso del Molino  ed un emissario che, dopo circa 7 chilometri, immette le acque reflue del Sibolla nel Padule di Fucecchio.La progressiva riduzione del bacino imbrifero, la perdita della chiusa sull’emissario ed i recenti cambiamenti climatici stanno provocando da almeno due decenni la progressiva riduzione dei livelli idrici medi del lago, fino al suo disseccamento praticamente completo nell’estate 2003.   Come accennato, nella primavera  2003 è stato realizzato un primo intervento per rallentare tale processo, ma la sua efficacia è stata fortemente ridotta da alcuni sabotaggi operati da ignoti.   L’accresciuta vigilanza ed il miglioramento dell’opera sembra che abbiano risolto il problema ed oggi la chiusa è finalmente in piena efficienza.Ciò migliora nettamente la situazione, ma non la risolve del tutto in quanto un minimo ricambio dell’acqua avviene solo a seguito di piogge intense e persistenti, mentre la maggior parte del bacino rimane asciutto per 3-5 mesi all’anno in funzione dell’andamento stagionale.Ancora 30 anni fa invece, il periodo di siccità era limitato a circa un mese e non si ricorda che abbia mai provocato il  prosciugamento del chiaro principale.

idrografia attuale

Origine e caratteristiche della biocenosi

L’interesse e l’importanza di questo biotopo, unico per le sue caratteristiche ecologiche e biogeografiche, vero museo vivente, in cui, malgrado le piccole dimensioni, si ritrovano tutti gli habitat tipici degli ambienti palustri (il chiaro e l’aggallato, il canneto ed il cariceto, il prato umido e il bosco idrofilo) discende dal fatto che la Riserva costituisce una testimonianza rara di periodi climaticamente diversi, rappresentati da cinque diverse biocenosi. 

Ancora oggi e malgrado tutto, infatti, il Sibolla rappresenta un vero museo naturale in cui si sono conservati significativi campioni dei diversi popolamenti vegetazionali succedutisi nella Toscana settentrionale durante l’intera era quaternaria.Possiamo infatti distinguere cinque diversi contingenti, rappresentativi di biocenosi legate ai periodi climaticamente diversi susseguitisi durante gli ultimi milioni di anni.

Il contingente più antico comprende specie relitte dell’era terziaria, caratterizzata da un clima caldo di tipo subtropicale e miracolosamente scampate agli effetti delle successive glaciazioni.Fra le specie più caratteristiche ricordiamo la felce gigante Osmunda regalis, e la più piccola Thelypteris palustris; nonché le flottanti Hydrocharis morsus-ranae ed Aldovranda vesiculosa che ha in Sibolla l’unica stazione toscana oggi nota.

OSMUNDA

Il secondo contingente comprende invece specie oggi tipiche delle aree palustri dell’Europa settentrionale e giunte in Toscana con le glaciazioni.   Appartengono ad esso numerose specie che qui hanno la loro unica o quantomeno la più meridionale stazione in Toscana.   Ricordiamo, fra le altre Drosera rotundifolia, Rynchospora alba, Eriophorum gracile, Menyanthes trifoliata, carex panacea, Cirsium palustre.Appartengono a questo periodo anche le caratteristiche sfagnete spesso, almeno in origine, galleggianti sulle acque.

SFAGNO

Il terzo contingente comprende invece specie di clima atlantico, insediatesi nella Toscana settentrionale durante periodi interglaciali nettamente più freschi ed umidi dell’attuale.   Ne sono rappresentanti caratteristici Anagallis tenella, Potamogeton polygonifolius, Drosera intermedia, Ludwigia palustris, Rynchospora fusca, Hydrocotyle vulgaris, Cladium mariscus, Ulex europaeus, Orchis palustris, Spiranthes aestivalis.Un discorso a parte merita l’Hypericum mutilum che potrebbe essere una semplice avventizia naturalizzata, di origine nordamericana.   Il fatto che in Italia sia stata però trovata solo in biotopi con spiccate caratteristiche di zone rifugio per specie rare e relitte porta a credere che possa qui trattarsi dell’estremo orientale della distribuzione naturale di questa specie erbacea.Se confermato, questo punto di vista attribuirebbe quindi un particolare significato anche a questa specie.

DROSERA

Il quarto contingente comprende numerose specie oggi ampiamente diffuse nelle sia pur poche aree palustri superstiti e rappresentanti del tipo di vegetazione idrofilo oggi più diffuso nella nostra regione ed in Italia.   Ne fanno parte specie come Phragmites australis, Typha latifolia, Iris pseudacorus, Menta acquatica, Frangula alnus,  Salix cinerea, Salix alba, ecc.

LAGO

Ultimo in ordine temporale è il contingente rappresentato dalle specie recentemente introdotte dell’uomo ed attualmente in fase di invasiva diffusione nella riserva.   Ne fanno parte diverse specie fra cui primeggiano la Robinia pseudoacacia e, soprattutto, l’ Amorpha fruticosa, localmente chiamata gaggia.Numerose specie storicamente segnalate non sono state ritrovate nei rilievi più recenti ed è quindi possibile che siano oramai estinte come, ad esempio, 6 delle 9 specie di sfagno presenti circa un secolo addietro.Tuttavia sarebbe imprudente dare per sicure simili conclusioni poiché la complessità dell’habitat, la sua difficile praticabilità e le caratteristiche di molte fra le specie più rare rendono molto possibile che piccoli popolamenti siano ancora presenti e che possano in futuro essere ritrovati.  E’ già accaduto, ad esempio, con la pianta carnivora Drosera rotundifolia che, data per estinta nel 1936, fu ritrovata nel 1958 e da allora sempre riconfermata fino ad oggi.

 

Fino alla bonifica integrale del Bientina ed al grave impoverimento ambientale del Fucecchio, verificatisi a varie riprese nei secoli XIX° e XX°,  a Sibolla stazionavano numerosissimi uccelli in transito da e per quelle grandi paludi.  

Oggi, dal punto di vista faunistico, il Sibolla è di fatto una propaggine estrema del Padule di Fucecchio.   Ospita infatti la stessa fauna, sia pure con un in minor numero di specie e di individui a causa delle sue ridottissime dimensioni.Tuttavia, il semplice fatto che le aree umide toscane siano state ridotte di circa il 90% in due secoli rende ogni lembo di territorio almeno saltuariamente allagato una risorsa preziosa ed irrinunciabile per la sopravvivenza di centinaia di specie animali il cui ciclo biologico è legato all’acqua. La riserva di Sibolla è però importante soprattutto per la conservazione della flora. 
Per i dettagli si rimanda alla bibliografia disponibile, ma è bene ricordare che in questo luogo è possibile contare la maggiore densità di specie vegetali considerate come meritevoli di protezione a livello nazionale e probabilmente europeo.   Ben 33 specie su circa 64 ha di riserva, di cui poco più di 25 a carattere palustre (elenco specie).Ancor più interessante del semplice elenco delle specie rare, è però considerare le associazioni vegetali presenti ed il loro significato bio-geografico.


 uso suolo Acque libere Area palustre Edificato Industriale Seminativo Seminativo Seminativo Bosco Igrofilo Area Palustre Bosco Igrofilo Edificato Industriale Edificato industriale Edificato Industriale Pinete Pinete Bosco mesofilo Oliveto Oliveto Serre Bosco Mesofilo Vigneti Bosco Mesofilo Prati Arborati Prati Arborati Bosco Mesofilo Prati Arborati Prati Arborati Bosco Mesofilo Prati e incolti Prati e incolti Prati e Incolti Seminativo Prati e Incolti Serre Serre Bosco Igrofilo Bosco Igrofilo Prati e incolti Prati e Incolti Prati e Incolti Prati e Incolti Bosco Mesofilo Bosco Mesofilo Bosco Mesofilo Seminativo Seminativo Prati e incolti Edificio prevalentemente Rurale Prati Alborati Orti e Varie Orti e varie Orti e Varie Orti e Varie Prato Umido Prato Umido Prato Umido Prato Umido Prato Umido Prato Umido Prato Umido Prato Umido Prato Umido Prato umido Edificio prevalentemente rurale Edificio prevalentemente residenziale Edificio prevalentemente residenziale Edificato industriale Prati e Incolti Parcheggi e Piazzali Parcheggi e Piazzali Orti e Varie Orti e Varie Orti e Varie Parcheggi e Piazzali Parcheggi e Piazzali Prati e Incolti Orti e Varie Prati e Incolti Prati e Incolti Arboreto Edificio industriale Edificio industriale Arboreto Prati e Incolti Seminativo Arborato Arboreto Prato Umido Orti e Varie Prati e Incolti Vigna Vigna Piazzali e Parcheggi Piazzali e Parcheggi Piazzali e Parcheggi Prati e Incolti Seminativo Area palustre Edificio prevalentemente residenziale Edificio prevalentemente residenziale Edificio prevalentemente residenziale Edificio prevalentemente Residenziale Prati e Incolti vigne Vivai vivai Vivai

---------------------------------ESPLORA LA CARTA-------------------------------------

 

   

Valid XHTML 1.0 Strict