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LAGO E RUPI DI PORTA 


 

 
 
 
 
   
 
BREVE PRESENTAZIONE DEL SITO

Situato al confine tra provincia di Lucca e provincia di Massa Carrara, il Lago rappresenta un relitto di una serie di aree umide retrodunali presenti in epoca storica in tutta la Versilia.L'area prende il nome da una porta di ferro fatta costruire dal nobile Beltrame "là ove il lago si univa al monte".

Riveste oggi una discreta importanza naturalistica, sia vegetazionale, per la varietà di ambienti acquatici e palustri ancora presenti, seppur in parte di limitata estensione, sia floristica e faunistica, per l’abbondanza e la rarità delle specie segnalate.

L’area protetta presentata è quella che ricadeva originariamente sotto due ANPIL (area naturale protetta di interesse locale ai sensi della L.R.49/95), istituite in momenti diversi ma costituenti di fatto un’unica entità: l’ANPIL Lago e rupi di Porta (77 ha) istituita con Del.C.C.n.120 del 21/12/98 del Comune di Pietrasanta, che ricomprende una zona umida (Lago di Porta) e una zona con vegetazione di tipo mediterraneo (Rupi di Porta) e l’ANPIL Lago di Porta (82 ha) ricadente nel Comune di Montignoso – Provincia di Massa, istituita con Del.C.C.n ° 5 del 23/01/98.L’area è inoltre classificata come ZPS (Zona di Protezione Speciale) n.135 e ricade quindi nella Rete Natura 2000 in base alle direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE.

L’ANPIL è dotata di un Regolamento di gestione, approvato sia dal Comune di Pietrasanta (Delib.C.C.n.36 del 26 luglio 2004) che dal Comune di Montignoso (Delib.C.C.n.31 del 9 giugno 2008).La gestione del sito è affidata al "Comitato di gestione dell'anpil" oltre che alle sezioni locali di WWF e Legambiente.

L’area è in gran parte (93,5%) di proprietà privata.Una piccola percentuale (6,5%) di superficie è di proprietà pubblica ed è rappresentata dagli argini e da un’area situata in sinistra idrografica della Fossa Fiorentina.

L’appellativo di Lago non corrisponde più ai caratteri dell’area, un ambiente palustre relitto caratterizzato da specie vegetali, ornitiche, ittiche, erpetologiche ed entomologiche rare e minacciate, da prati umidi, chiari e da boschi mesofili e mesoigrofili che ricordano solo in parte la selva planiziaria costiera che un tempo caratterizzava tutta la Versilia (oggi rintracciabili nel parco de “La Versiliana” e all’interno del Parco Regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli).Le rupi sono le pendici collinari a ridosso del Lago, colonizzate da macchia mediterranea.

Il Lago, oggi immerso in un’area intensamente urbanizzata, con infrastrutture viarie, elevata densità abitativa, e pesanti attività industriali, aveva un tempo un’estensione molto maggiore, ed era parte di un sistema palustre più articolato che interessava l’intera pianura costiera versiliese prima delle bonifiche e della spinta antropizzazione.L'area a seguito della costruzione di arginature svolge ad oggi ruolo di cassa di espansione del fiume Versilia.

Il principale immissario del lago è la Fossa Fiorentina, mentre il Canale Colatore destro ed il Rio Strettoia, che scorrono rispettivamente a nord-ovest ed a sud–est del Lago, sono stati deviati ed hanno quindi perso il loro ruolo di immissari.

Nonostante le diverse manomissioni e compromissioni dell’ecosistema, nell’area protetta si possono ancora individuare specie vegetali, ornitiche, erpetologiche ed entomologiche rare e minacciate.Certamente l’assetto attuale e le tendenze in atto richiedono degli interventi straordinari e di gestione adeguati per consentire la conservazione ed il recupero delle potenzialità originarie.

 

perimetrazione ANPIL lago di porta

 

ORIGINI E CARATTERISTICHE DEL BIOTOPO

La prima notizia sul Lago di Porta risale al 1244 in un documento in cui si parla si Lacus Salvius, successivamente, nel 1329, si usano i termini di Lago di Porta o Lago di Perotto (Ardara, Vietina 2002), periodo in cui risulta una intensa attività di pesca, raccolta di piante e pascoli.In epoca romana sembra che il lago non esistesse o almeno che avesse una conformazione molto diversa, sono stati ritrovati infatti resti di un selciato di strada romana proprio all'interno dell’alveo.Si iniziamo ad avere notizie di un lago vero e proprio, e di discrete dimensioni (circonferenza di circa 4,8 km) solo nel XVII secolo, anche se le origini del bacino sono sicuramente più antiche e certamente collegate a quelle del Lago di Massaciuccoli.Si tratta del momento in cui, a seguito dell’ultima trasgressione marina, inizia un progressivo impaludamento della pianura versiliese, legato alla formazione di dune costiere e di una laguna, di ambienti lacustri e sistemi palustri.

L’area fu importante zona di confine, tra comunità e tra stati, quindi area militare e di transito, luogo di dazi e gabelle (in quanto passaggio obbligato tra Versilia e Lunigiana), la cui importanza strategica è testimoniata dalle fortificazioni di epoca medievale e dalla cinquecentesca Torre Medicea fatta costruire da Cosimo I .

La storia del lago è inoltre collegata a quella dei fiumi Versilia e Pannosa, che lo hanno conformato e ne hanno determinato il parziale interrimento a seguito delle diverse tracimazioni.A queste azioni naturali si sono aggiunte quelle antropiche che, attraverso opere di bonifica e varie tipologie di usi impropri (ad esempio come discarica di residui della lavorazione del marmo), ne hanno ulteriormente alterato forme ed equilibri.

MACROAMBIENTI

mappa ambienti lago di porta

Tra i principali ambienti che è possibile ritrovare nell'area: il canneto, che copre una superficie di circa 38 ettari e che ospita uno dei più complessi ed articolati popolamenti di uccelli tipici dei canneti della Toscana (come indicato dagli studi realizzati).La formazione necessita però di continui interventi che consentano di ampliare le superficie di acqua libera, siano essi chiari o canali; questi ultimi favoriscono anche la circolazione idrica e lo spostamento degli animali all’interno del canneto.
I prati umidi ricco di specie interessanti di insetti tra i quali le libellule e la rara farfalla Lycaena dispar.Prati umidi, fragmiteti, cariceti, occupano circa il 30% dell’area protetta.
Il bosco igrofilo anche se di recente formazione presenta caratteristiche simili a quelli che caratterizzavano il paesaggio storico della Versilia.Vi si trovano ontani neri, diverse specie di salici, pioppi bianchi e neri ed un sottobosco ricco di specie vegetali quali sambuco, sanguinella, carici, iris giallo, angelica silvestre. 

Criticità

Il primo elemento di criticità è rappresentato dalla natura relittuale del sito e l’isolamento nell'ambito di una matrice territoriale fortemente antropizzata, che rende il sistema più sensibile rispetto alle pressioni di tipo insediativo ed infrastrutturale.

Il Lago di Porta ha subito nel tempo profonde alterazioni, in parte naturali, in gran parte dovute all'intervento antropico (l’apertura di canali di scolo, l’arginatura dell'area, l'accumulo di materiali tanto che l'area è inserita nelle aree oggetto di approfondimento del Piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati), trasformazioni che hanno ridotto gli apporti idrici e quindi gli specchi d’acqua e le specie ad essi collegate, alterando così l’ambiente nel suo complesso.In questo senso diventa centrale il problema dell’afflusso idrico minimo vitale ed anche il controllo del deflusso delle acque.

In particolare ricordiamo che, oltre alla riduzione di buona parte dell’apporto idrico dovuta alla deviazione dei principali immissari (Rio Strettoia e Canale Colatore Destro), è stata anche alterata la conformazione dei fossi interni che garantiva un omogeneo approvvigionamento idrico e quindi il mantenimento dei caratteri dell’area palustre e del bosco umido.

Conseguentemente il bosco planiziale risulta minacciato dall’avanzamento del rovo e di altre specie infestanti che, favorite dalla ridotta presenza di acqua, soffocano il sottobosco riducendone la biodiversità.

La Fossa Fiorentina (il principale immissario del Lago) ha in parte perso le sue funzionalità ecosistemiche, sia a causa della rettifica, sia a causa degli interventi di manutenzione che hanno determinato la costruzione di arginelli in terra che isolano il fosso dall’area palustre circostante.

In tutta l’area protetta il trend di riduzione dei chiari (al 2005 solo lo 0,02% dell'area) è importante, se non fosse per gli interventi effettuati con coinvolgimenti diversi dalle Amministrazioni interessate alla Gestione (Regione, Provincie e Comuni).

Anche il bosco umido è stato compromesso, sia a causa del forte deficit idrico a causa delle trasformazioni morfologiche dovute alle attività antropiche contermini.

Appare importante quindi al fine di risolvere alcune criticità l’attuazione di interventi mirati sia alla gestione della vegetazione sia atti ad evitare il progressivo interramento e la perdita irrimediabile del sistema delle risorse e dei valori naturali dell’area.

Anche la mancanza di un piano di gestione della vegetazione costituiscono  probabilmente la maggior minaccia per l’area, ed in particolare per la permanenza degli specchi d’acqua e dei prati umidi, minacciati da cause naturali quali  l’interrimento e l’evoluzione della vegetazione.

Altre minacce sono individuabili nella presenza di specie alloctone e invasive (ad es.Myriophyllum aquaticum, gambero rosso della Louisiana Procambarus clarkii), oltre al disturbo causato dalla presenza umana (escursionismo, pesca dilettantistica, transito abusivo di mezzi motorizzati).

Il progressivo isolamento e l’insularizzazione dell’area tra infrastrutture ed aree urbanizzate, rende necessaria la definizione di una rete di collegamento che ricomponga le relazioni ambientali con i siti notevoli dal punto di vista naturalistico ed ambientale prossimi al lago.Tra questi ricordiamo il sistema dunale di cui restano alcuni lembi in località Cinquale, con il sistema fluviale del Fiume Versilia e, a partire dalle rupi delle pendici collinari, verso il sistema Apuano.Si tratta quindi di pianificare l’individuazione e la salvaguardia di un sistema di reti di collegamento ecologico, ambientale e paesaggistico, che non attiene direttamente al presente progetto, ma che risulta importante in relazione alle possibilità di maggiore qualificazione e valorizzazione del sistema delle risorse naturali legate al Lago di Porta.

 

 

EMERGENZE VEGETAZIONALI e FLORISTICHE

Attualmente l’area dominata da un esteso canneto o fragmiteto (Phragmites australis), che invade quasi tutto l’alveo palustre, cui si associano estensioni minori di cariceti (Carex elata, Carex riparia), equiseti, canapa acquatica (Eupatorium cannabinum), achillea (Achillea millefolium), mazza d’oro (Lysimachia vulgaris), il luppolo (Humulus lupulus) ed il caglio delle paludi (Galium palustre).Di dimensioni ridotte sono i chiari immersi nel fragmiteto.Attorno prati umidi, con giunchi e carici, boschetti a prevalenza di ontani (Alnus glutinosa) e nuclei spontanei di salici e pioppi, che hanno anche ricolonizzato alcune aree manomesse dall’uomo.

Lungo i fossi e ai margini dei chiari si trovano: Carex sp.pl., Typha latifolia, Lemna sp.pl., Potamogeton sp.pl., Callitriche sp.pl. e Zannichellia palustris specie segnalata come rara sia a livello regionale che nazionale.Importante presenza è costituita dalle acquatiche quali Nymphaea alba, Hydrocotile vulgaris, crescione d’acqua (Nasturtium officinale), lingua d’acqua (Potamogeton natans) e stazioni di specie igrofile rare come l’Hottonia palustris.Sono segnalate dal progetto Bioitaly specie rare o in rarefazione come Callitriche cophocarpa, Cyperus fuscus, Orchis laxiflora, Orchis palustris e Utricularia australis, una specie minacciata.Studi precedenti (Bartelletti – Tomei) segnalavano anche la Periploca graeca, lianosa rara in Italia e relitto del terziario, l’Hydrocotile ranunculoides, presente solo in questo sito e a Massaciuccoli, ed il morso di rana (Hydrocharis morsus-ranae).

Nel lago è possibile rinvenire ben sei habitat di interesse regionale, tre dei quali anche di interesse comunitario: 3150 “Laghi eutrofici naturali con vegetazione del Magnopotamion o Hydrocharition”, 92A0 “Boschi ripari mediterranei a dominanza di Salix alba e/o Populus alba e/o P.nigra”, 91E0 “Boschi palustri a ontano”; quest’ultimo habitat è segnalato come prioritario a livello europeo.Habitat di interesse regionale sono rappresentati dalle comunità di idrofite radicate e non, appartenenti all’alleanza Parvopotamion e Nymphaeion albae, e dalle formazioni di piccole elofite dei fiumi a scorrimento veloce, appartenenti all’alleanza Glycerio-Sparganion.

L’area annovera ancora un ricco popolamento floristico, che comprende anche 22 specie acquatiche o igrofile di interesse regionale.Tra queste, merita citare Ranunculus lingua, specie vulnerabile in Italia e in Toscana, morso di rana (Hydrocharis morsus-ranae) e zannichellia (Zannichellia palustris), specie vulnerabili in Toscana, e specie acquatiche o palustri poco diffuse in Toscana quali Cirsium palustre, Euphorbia pubescens, Nymphaea alba, Orchis palustris, Potamogeton lucens.La popolazione di ninfea (Nymphaea alba), specie vulnerabile in Italia, è oggi assai ridotta e localizzata.Di notevole importanza fitogeografica la presenza della brasca di Berchtold (Potamogeton berchtoldii), specie acquatica vulnerabile in Italia e segnalata in Toscana solo nella zona umida di Porta.

Non sono state recentemente più ritrovate specie di notevole interesse quali Hottonia palustris, Menyanthes trifoliata, Nymphoides peltata e Sagittaria sagittifolia.

 

 

FAUNA ED EMERGENZE FAUNISTICHE

L’avifauna acquatica, nonostante le alterazioni di cui sopra, risulta ancora ricca.Sono presenti nei chiari gallinelle d’acqua, alzavole e germani, altre anatidi come il fischione (Anas penelope) e la marzaiola (Anas querquedula) e il mestolone (Anas clipeata).Non possiamo non ricordare il martin pescatore (Alcedo atthis) ed il gruccione (Merops apiasters).

Nascosti nel canneto possiamo intravedere il porciglione, il tarabuso (Botaurus stellaris), specie particolarmente rara e minacciata dalle estese

bonifiche degli ultimi secoli inclusa nel Libro Rosso degli animali italiani e specie vulnerabili secondo IUCN come il tarabusino (Ixobrychus minutus), l’airone rosso (Ardea purpurea), passeriformi come cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), forapaglie (Acrocephalus schoenobaenus), cannaiolo (Acrocephalus scirpaceus), castagnolo (Acrocephalus melanopogon), salciaiola (Locustella luscinioides) e il pendolino (Remiz pendolinus).

Ricordiamo che tarabuso, il tarabusino, falco di palude e martin pescatore, sono inserite nell’Allegato I della direttiva Habitat 92/43/CEE, e nell’Allegato 2 della convenzione di Berna.

Tra le altre specie svernanti e nidificanti ricordiamo il falco di palude (Circus aeruginosus) inclusa nel Libro Rosso degli animali italiani, tra le entità migranti il cormorano (Phalacrocorax carbo) e la garzetta (Egretta garzetta).

Gli uccelli che possiamo trovare nel bosco sono picchio rosso maggiore (Picoides major) e il picchio muratore (Sitta europea).

Inoltre, grazie ai notevoli spazi aperti che circondano il lago, rappresenta il sito di maggiore concentrazione del centro Italia per la sosta pre-migratoria autunnale della rondine (Hirundo rustica).

Il Lago di Porta è una tappa fondamentale lungo le rotte migratorie italiane, tra zone interne e costiere, e internazionali, da cui discende l’estrema importanza della tutela del biotopo.Risulta invece fortemente ridotta o scomparsa la presenza di tuffetti e folaghe.Tra i pesci possiamo ricordare i lucci (Esox lucius) ed i cavedani (Leuciscus cephalus).Tra gli insetti oltre alle libellule sono da citare la farfalla Lycaena dispar inserita nel libro rosso delle specie minacciate di estinzione in Italia e la Lindenia tetraphylla tipica delle zone umide litoranee, specie rara e inserita negli allegati II e IV della Direttiva Habitat e nell’allegato A della L.R.56/2000. Tra i rettili ricordiamo tartarughe palustri e ramarri, il biacco (Coluber viridiflavus) e la testuggine d ’acqua (Emys orbicularis).

Tra gli anfibi le rane, il tritone crestato (Triturus carnifex) e il rospo comune (Bufo bufo) mentre tra i pesci citiamo anguille, tinche, lucci, carpe e cavedani. 

Nell’intero lago sono segnalate presenti ben 19 specie (LINK "ELENCO SPECIE ANIMALI.pdf"). di interesse comunitario e 25 specie di interesse regionale , venti delle quali appartenenti alla classe degli uccelli.Merita citare la presenza di due specie di tritoni, uno dei quali, il tritone crestato (Triturus carnifex), di interesse comunitario e regionale.Tra le altre specie di fauna di interesse comunitario e regionale, sono presenti ad esempio il lepidottero Lycaena dispar, la testuggine palustre (Emys orbicularis), ardeidi nidificanti quali tarabusino (Ixobrychus minutus), nitticora (Nycticorax nycticorax), airone rosso (Ardea purpurea) e tarabuso (Botaurus stellaris), recentemente non più rilevato in periodo riproduttivo; rapaci quali falco di palude (Circus aeruginosus) e passeriformi di canneto quali forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon).Di interesse conservazionistico la presenza di un altro passeriforme di canneto, salciaiola (Locustella luscinioides) e di un pesce, il luccio (Esox lucius), entrambe specie di interesse regionale.Fino a pochi anni fa, i canneti del lago di Porta hanno rappresentato a settembre un dormitorio di rondini di importanza nazionale (centinaia di migliaia di individui).

L’area ricade nella sottozona di rilevamento dell’avifauna acquatica MS0103, censita annualmente per il censimento invernale dell’avifauna acquatica promosso da WI (Wetland International), svolto in Italia sotto la diretta organizzazione dell’ISPRA (ex INFS) e coordinati in Toscana dal Centro Ornitologico Toscano (COT).

 

Specie protette

Tutte le specie di anfibi e di rettili sono protette a livello comunitario o regionale.Tritone crestato e testuggine palustre, insieme a Lycaena dispar, sono inclusi nell’Allegato IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE, che comprende “le specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa” (art.12), rospo comune, raganella, tritone punteggiato e natrice dal collare sono strettamente protette dall’inclusione nell’Allegato B della L.R.56/2000, che ne vieta “a) la cattura e l’uccisione; b) il deterioramento e la distruzione dei siti di riproduzione o di riposo; c) la molestia, specie nel periodo della riproduzione e dell’ibernazione o del letargo; d) la raccolta e la distruzione delle uova e dei nidi; e) la detenzione ed il commercio degli animali, vivi o morti, anche imbalsamati, nonché di loro parti o prodotti identificabili ottenuti dall’animale” (art.5; identici divieti sono indicati nell’art.12 della Dir.92/43/CEE).

Tarabuso, cigno reale, fistione turco, i rapaci diurni (falco pecchiaiolo, biancone, albanella minore, falco di palude, gheppio) e la ghiandaia marina sono strettamente protetti dalla Legge venatoria italiana (L.157/92 e succ.modif.), che all’art.2 dichiara: “Sono particolarmente protette, anche sotto il profilo sanzionatorio, le seguenti specie: a) mammiferi: (…); b) uccelli: (…) tarabuso (Botaurus stellaris), cigno reale (Cygnus olor) (…)  fistione turco (Netta rufina) (…) tutte le specie di rapaci diurni (Accipitriformes e falconiformes) (…), ghiandaia marina (Coracias garrulus) (…)”.

 

   

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